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L'AGESCI Zona Castelli è situata a sud-est di Roma e copre per intero i Castelli Romani e comprende ben 14 gruppi scout.


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Previsione, prevenzione e cautele nelle attività


La vita del Gruppo ruota attorno alle diverse attività, che vengono programate e realizzate nel corso dell'anno. Ogni attività si inserisce in un cammino ben definito e riveste, per questo, particolare importanza: la riunione in sede, l'uscita del fine settimana, il campo (invernale, primaverile, estivo).

Tutti questi momenti sono caratterizzati, di volta in volta, dal coinvolgimento di soggetti diversi: il Clan, le Sestiglie e le Squadriglie, il Branco, il Reparto o anche l'intero Gruppo.

La Comunità Capi è uno dei possibili soggetti coinvolti nelle attività, ma è sopratutto responsabile del sereno svolgimento delle stesse. Nello specifico, a tutti i componenti della Comunità Capi, in quanto adulti, è affidato un ruolo primario nel garantire la sicurezza intutti i momenti associativi che contraddistinguono la vita delle Unità e del Gruppo.
Ovviamente il ruolo di "coordinamento" assolto in tale ambito dai Capi Gruppo, rappresentanti legali del Gruppo, risulta di fondamentale importanza.

E' innegabile, infatti, che alla natura stessa di ogni attività siano collegati unoo più rischi, ovvero è probabile che dal verificarsi di un determinato evento possano derivare effetti dannosi per le persone coinvolte.
Talvolta si tratta di situazionigenerate da fattori esterni, indipendenti dalla volontà dei soggetti interessati; più frequentemente, le azioni compiute con leggerezza da alcune persone determinano conseguenze negative per se stesse e per altri.
In entrambi i casi, ciò che conta è usare il buon senso.

Si presuppone che ciascuno Capo sia capace di valutare adeguatamente i rischi connessi alle singole attività svolte con i ragazzi.
Valutare il Rischio significa considerare la probabilità che un determinato evento si verifichi (Pericolosità);

  • Stimare come l'evento inciderebbe nel luogo preso in esame (Vulnerabilità);
  • Valutare le possibili conseguenze dannose per le persone/cose eventualmente coinvolte (Esposizione).

Conseguentemente alla stima del rischio è opportuno adottare tutte le cautele idonee a diminuirne o scongiurarne gli effetti.
E' necessario, comunque, precisare che la valutazione del rischio connesso alle varie situazioni è cosa ben diversa dal generare inutile allarmismo, ed è superfluo ricordare come atteggiamenti superficiali abbiano portato (e portino) a sottovalutare la reale entità di un pericolo.
Lo schema menzionato deve essere applicato con accortezza, dal singolo Capo come dall'intero Staff, nella fase di progettazione e realizzazione di ogni attività, ma deve anche coinvolgere la Comunità Capi (e per essa il Capo Gruppo) nel ponderare tutti gli aspetti della vita di Gruppo.
E' fondamentale imparare a leggere ogni situazione con occhio critico, ipotizzare ciò che potrebbe avvenire (basandosi sugli elementi a disposizione) e adottare contromisure idonee a evitare che l'eventuale verificarsi dell'evento previsto possa arrecare danni ai ragazzi.
La conoscenza della specifica normativa vigente per le varie situazioni che vengono in considerazione (gestione/utilizzo di immobili, campeggio all'interno dei Parchi Nazionali) consente di evitare ulteriori problematiche di natura legale.
Quanto precisato vale sia per le attività all'aperto (uscite, campi) che per le quotidiane attività in sede.
Infatti, la probabilità che si verifichi un evento dannoso è più elevata in determinati ambienti come la montagna, per i rischi connessi al territorio, ma è ugualmente rilevante in città, dove la maggiore familiarità con il territorio circostante abbassa la soglia di attenzione.

Concludendo, il buon senso nello svolgimento delle attività programmate deve sempre animare il singolo Capo e la Comunità Capi tutta.
Il Capo Gruppo, in quanto espressione della Comunità Capi, è a sua volta garante dello sviluppo di una coscienza dela prevenzione nel singolo ragazzo e in tutta la collettività.
Lo sviluppo di tale attenzione al rischio deve sfociare nell'adozione di comportamenti adeguati a evitare pericoli inutili e ingiustificati per i ragazzi.
Del resto, nei suoi scritti B.-P. cita più volte il comportamento che uno Scout accorto deve tenere in ogni occasione, allenandosi a osservare con attenzione ciò che lo circonda, a prevenire eventuali situazioni di pericolo e a reagire in maniera adeguata al loro verificarsi.

Indicazioni pratiche

Il Gruppo svolge gran parte delle attività all'interno del proprio territorio che, di norma, è costituito dalla Parrocchia che ospita la sede, dal quartiere o dal comprensiorio cittadino.
In alcuni periodi dell'anno, le singole Unità operano in ambienti differenti dal solito, spesso caratterizzati da elevate criticità.
Vengono in considerazione alcuni obiettivi che la Comunità Capi tutta, deve avere ben presente, e che è opportuno siano formalizzati nel Progetto Educativo:

  • favorire la nascita e lo sviluppo , nei ragazzi di ogni fascia di età, di una vera e propria "cultura" dell'attenzione al rischio;
  • vivere ogni attività in una prospettiva di sicurezza;
  • educare alla previsione, alla prevenzione e all'adeguato inervento sul territorio.

Di seguito sono elencati alcuni strumenti a disposizione dei Capi per il raggiungimento degli obiettivi indicati:

  • L'analisi dell'ambiente costituisce il primo passo verso la consapevolezza delle fonti di pericolo cui è sottoposto il territorio in cui il Gruppo risiede o si trova occasionalmente a operare, siano essi causati o meno dall'invervento sconsiderato dell'uomo. Quanto più reale e accurata è la mappa dei rischi che possono verificarsi nelle arrività programmate, tanto più sarà efficace l'opera di prevenzione posta in essere dale singole Unità e dalla Comunità Capi. E' opportuno che tale monitoraggio sia schematizzato, reso disponibili visivamente all'interno delle sedi e adeguatamente spiegato dai Capi delle Unità, in modo che tutti siano consapevoli dei potenziali pericoli connessi allo svolgimento delle "normali" attività.
  • La considerazione del tipo di evento pericoloso che potrebbe verificarsi sul territorio permette di adottare misure idonee a scongiurare conseguenze dannose o, almeno, a diminuirne gli effetti. E' opportuno, anche in questo caso, spiegare adeguatamente il motivo per il quale vengono adottate talune cautele e, eventualmente, poibili taluni comportamenti. Ciò al fine di ottenere dai ragazzi la comprensione/condivisione dell'obiettivo e la collaborazione nelle attività di prevenzione dei rischi.
  • Nel caso in cui le cautele adottate non risultino a ciò sufficienti, l'intervento con modalità adeguate costituisce il coronamento di un'opera di sensibilizzazione e preparazione che inizia fin dalle normali attività. La capacità di "essere sempre pronti" vienecoltivata attraverso le tecniche di scouting (vita all'aria aperta, manualità, osservazione, essenzialità, efficienza fisica, orientamento, topografia, primo soccorso, ...) e affinata mediante lo sviluppo della capacità di valutare adeguatamente in pericoli.

Come tutti gli altri temi educativi, anche la valutazione del rischio passa attraverso una progressiva presa di coscienza da parte dei ragazzi e delle ragazze che vivono le tappe del loro cammino all'interno delle Branche.
Per questo, si ritiene necessario fornire alcune indicazioni di massima che tengano conto delle specificità di ciascuna Branca e rimandare alle singole Unità l'applicazine delle stesse nelle ordinarie attività, mediante l'utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal Metodo.

Ultima modifica il Lunedì, 19 Dicembre 2011 23:16

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